L'ETICHETTA ERP NEGLI ASPIRAPOLVERE COS'E' E COME LEGGERLA

23-02-2017

Perché parlare di consumi, risparmio ed etichette energetiche è diventato essenziale non solo per lavatrici e frigoriferi, ma anche per chi tutti i giorni ci aiuta a mantenere la casa pulita e libera da acari e polvere.

COSA CAMBIA?

Dal 1 settembre 2014, una nuova normativa Europea, definita dalla sigla ERP, servirà a definire condizioni e limiti per gli aspirapolvere, introducendo, come già avviene per gli altri elettrodomestici di casa, le classi energetiche da A a G; tutto ciò, ovviamente, per indirizzare il consumatore a scegliere l’aspirapolvere più efficace in termini di rapporto consumo-prestazione.

Tale normativa verrà applicata a tutti i nuovi aspirapolvere con filo, agli ibridi (filo+batteria) e agli aspirapolvere commerciali, prevedendo un limite massimo di potenza di 1600 watt, che diventerà 900 watt nel 2017.

L’etichetta di tutte queste tipologie di aspirapolvere dovrà contenere alcune informazioni standard.

Ve ne mostriamo un esempio, in modo da aiutarvi a capire di cosa si sta parlando:

Visto così sembra tutto molto chiaro… L’etichetta è davvero di semplice lettura e vi troviamo indicati questi dati:

  • la marca dell’aspirapolvere
  • il modello
  • la classe di efficienza energetica (da A a G)
  • il consumo di energia in un anno di utilizzo dell’elettrodomestico
  • la classe di riemissione della polvere (quanta polvere riemette nell’ambiente dallo scarico durante il suo utilizzo)
  • la rumorosità
  • la classe di prestazione per la pulizia dei tappeti (valuta la quantità di polvere aspirata dai tappeti)
  • la classe di prestazione per la pulizia dei pavimenti (valuta la quantità di polvere aspirata dai pavimenti)

Impossibile imbattersi in errori ed acquistare l’aspirapolvere sbagliato! In realtà bisogna fare molta attenzione perché, se da un lato questa etichetta promette di fare chiarezza e classificare questo tipo di elettrodomestico dal migliore al peggiore, c’è qualcosa che manca, o meglio, questa classificazione contiene qualche limite.

Vediamoli insieme cercando di capire, in dettaglio, come districarci tra tutte queste informazioni.

  • Primo limite: le condizioni dei test non riflettono le reali condizioni di utilizzo. Per capirci meglio: “una A in laboratorio non è (necessariamente) una A a casa” e questo perché gli aspirapolvere sono testati senza carico di polvere. Sì, avete capito bene. Si testa un aspirapolvere senza la polvere. Quindi è impossibile capire quanto, nel tempo, questi perderanno potere di aspirazione e di certo, una volta che verrano usati in casa (luogo in cui, notoriamente, la polvere è sempre presente), non manterranno le promesse indicate sull’etichetta.
  • Secondo limite: le classi da A a G sembrano suggerire un notevole risparmio in termini di costi di gestione, ma, nella realtà dei fatti, la differenza tra la classe A e la classe G è di circa 9 euro all’anno. 9 euro per 365 giorni. Direi poco e direi che per notevole risparmio io intendo altro.
  • Terzo limite: l’Etichetta energetica valuta gli aspirapolvere in base al loro consumo di energia, ma non in base agli altri costi di gestione. Nel corso di dieci anni (vita media di un aspirapolvere), la differenza dei costi relativi al consumo di elettricità tra la classe A e la classe G è di 90 euro, mentre il costo per manutenzione, sostituzione dei sacchetti e dei filtri può arrivare fino ad 800 euro. Teniamo ben presente che quindi la vera spesa sta nel costo di gestione!
  • Quarto limite: l’impatto ambientale generato dai materiali di consumo legati all’uso dell’aspirapolvere viene del tutto ignorato. E i sacchetti di ricambio, una volta buttati via, non sono riciclabili. 126 milioni di sacchetti all’anno, in Europa, che finiscono in discariche ed inceneritori. E, a nostro modesto parere, il mondo in cui viviamo non è un mondo in cui possiamo permetterci di ignorare l’impatto dei rifiuti che produciamo sull’ambiente.

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