Comprendere i consumi energetici dei nostri elettrodomestici o degli spazi in cui viviamo e lavoriamo è diventato prioritario per gestire i costi e ridurre gli sprechi. Negli ultimi anni il quadro normativo dell’efficienza energetica ha subito importanti modifiche strutturali. Chi acquista un apparecchio per la casa o valuta l’adeguamento di un immobile si trova spesso di fronte a sigle e scale numeriche riorganizzate, di cui non è chiaro il riferimento. 

La nuova scala degli elettrodomestici: addio alle classi A+, A++ e A+++

Per anni il mercato degli elettrodomestici ha visto il moltiplicarsi dei segni “+” accanto alla lettera A. Questa classificazione generava confusione: la maggior parte dei prodotti si concentrava nelle classi superiori, rendendo difficile distinguere un apparecchio veramente efficiente da uno mediocre.

Per risolvere il problema, l’Unione Europea ha introdotto il regolamento (UE) 2017/1369, che ha riscalato le etichette riportandole a una scala da A ad G.

Il passaggio ha comportato un vero e proprio azzeramento:

  • gli elettrodomestici precedentemente classificati come A+++ sono rientrati prevalentemente nelle attuali classi C o D;
  • la classe A è stata inizialmente lasciata vuota per stimolare i produttori verso standard tecnologici ancora più elevati;
  • l’etichetta include un codice QR che rimanda direttamente al database europeo EPREL (European Product Registry for Energy Labelling), dove sono consultabili le schede tecniche dettagliate dei prodotti.

Il calcolo dei consumi non si basa più su stime generiche, ma su cicli di utilizzo standardizzati espresso in kWh per 100 cicli per apparecchi come lavatrici e lavastoviglie, oppure in kWh annui per i frigoriferi.

La certificazione APE e l’evoluzione per gli immobili e le aziende

Se per gli elettrodomestici la scala va da A a G, per l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) degli immobili la classificazione va da A4 (la più efficiente) a G (la meno efficiente). Questo documento sintetizza l’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile (EPgl, nren) calcolato in kWh/m² anno.

L’evoluzione normativa dell’APE ha toccato due tappe fondamentali nell’ultimo decennio:

  1. il D.M. 26 giugno 2015, che ha introdotto il calcolo omogeneo dell’edificio di riferimento su tutto il territorio nazionale e la suddivisione della classe A nelle quattro sottocategorie (A1, A2, A3, A4);
  2. il recepimento e le successive integrazioni legate alla direttiva europea sulle prestazioni energetiche nell’edilizia (la cosiddetta Direttiva “Case Verdi”), che impone parametri più stringenti sui consumi primari e la progressiva riduzione delle emissioni per gli immobili residenziali e strumentali.

Per un’officina, un negozio o un capannone, la classe energetica non è un adempimento burocratico: è la fotografia di costi fissi che si ripetono ogni mese. Ma la classe si legge sull’involucro e sugli impianti termici, mentre la bolletta elettrica di un’attività produttiva si costruisce altrove, su tre voci che raramente vengono misurate prima di essere pagate.

Dall’attestato alla pratica: dove si consuma davvero in un’azienda

L’illuminazione è la prima. In un magazzino o in un’officina può assorbire una quota importante del consumo elettrico complessivo, e il parco installato è quasi sempre più vecchio dell’ultimo intervento di ristrutturazione: tubi fluorescenti con reattore, lampade a ioduri metallici sulle campane alte, proiettori alogeni sui piazzali. Il salto tecnologico qui è netto, perché a parità di lux erogati la potenza installata si riduce in modo sostanziale.

I motori e la ventilazione sono la seconda: aspiratori, estrattori, ventilazione dei locali tecnici. Funzionano spesso a regime fisso anche quando il carico non lo richiede.

Le perdite di distribuzione sono la terza e la più invisibile: sezioni di cavo sottodimensionate rispetto ai carichi effettivi, morsettiere ossidate, derivazioni aggiunte nel tempo senza rivedere il quadro. Sono perdite per effetto Joule che non compaiono in nessuna scheda tecnica ma che si pagano tutto l’anno.

Il relamping: l’intervento con il rientro più rapido

La sostituzione dei corpi illuminanti è, nella quasi totalità dei casi, l’intervento con il tempo di ritorno più breve, perché non richiede opere murarie né fermo dell’attività.

La scelta del prodotto dipende dall’altezza e dalla destinazione dell’ambiente:

  • capannoni, magazzini e altezze superiori ai 6 metri: proiettori a campana (tipo UFO) e fari LED di potenza, con ottiche adeguate all’altezza di installazione;
  • officine, corridoi tecnici e aree di lavorazione: plafoniere lineari stagne, con grado di protezione IP adeguato alla presenza di polveri, umidità o getti d’acqua;
  • uffici, showroom e aree amministrative: pannelli LED a incasso o a plafone, dove conta più l’uniformità e il controllo dell’abbagliamento che la potenza bruta;
  • piazzali, aree di carico e parcheggi aziendali: proiettori LED per esterni e corpi per illuminazione stradale, dove il tema è anche la sicurezza notturna e non solo il consumo.

Un dettaglio che fa la differenza in fase di scelta: i modelli a temperatura di colore selezionabile (3000 / 4000 / 6500 K) permettono di tarare la resa sullo specifico ambiente dopo l’installazione, senza dover riordinare articoli diversi per zone diverse dello stesso edificio.

Non basta cambiare la lampada: la luce va anche governata

Un impianto efficiente che resta acceso quando non serve è un impianto inefficiente. Il secondo livello di intervento è la regolazione, e costa una frazione del relamping:

  • rivelatori di movimento e di presenza per magazzini, corridoi, servizi e archivi, cioè tutti gli ambienti a occupazione discontinua;
  • interruttori crepuscolari per l’illuminazione esterna, che accendono sulla luce naturale effettiva e non su un orario fisso che sbaglia di due ore a ogni cambio di stagione;
  • interruttori orari e programmatori per insegne, vetrine e aree comuni;
  • dimmer e regolatori dove la norma UNI EN 12464-1 richiede livelli di illuminamento differenziati tra postazione di lavoro, area circostante e sfondo: regolare significa rispettare i requisiti senza sovrailluminare l’intero volume.

Va ricordato che l’illuminazione di emergenza non rientra nella logica del risparmio ma in quella dell’obbligo: apparecchi e segnaletica di sicurezza vanno mantenuti efficienti e verificati periodicamente, e i modelli con autodiagnosi riducono sensibilmente il carico di manutenzione.

Il supporto di Elettromerola: esperienza dal 1968

Analizziamo l’evoluzione del settore elettrico e della componentistica da oltre cinquant’anni. Dal 1968 manteniamo un approccio orientato alla qualità dei componenti e alla precisione tecnica, evitando di riempire gli scaffali con prodotti poco affidabili. 

Che si tratti di selezionare elettrodomestici ad alta efficienza per la casa o di configurare forniture e impianti complessi per aziende e installatori, la nostra struttura offre una consulenza basata sulla conoscenza diretta dei materiali e delle normative. Nelle nostre sedi di Rovigo e Copparo e attraverso i canali dedicati ai professionisti, mettiamo a disposizione un supporto tecnico costante per garantire la scelta corretta dei componenti e il contenimento dei consumi.Â